NOTIZIE
ASSEMBLEA ASSOGENERICI

Far marciare assieme sostenibilità e solidarietà per allargare la platea di chi ha accesso alle cure, abbracciando anche chi rischia di restare ai margini del diritto alla salute sancito dalla Costituzione e spesso suo malgrado tradito dal SSN.

Questa la sfida lanciata da Enrique Häusermann, presidente Assogenerici, nella relazione all’Assemblea pubblica delle industrie dei farmaci generici e biosimilari svoltasi ieri all’Auditorium dell’Ara Pacis, a Roma.

“Sono troppi i cittadini, italiani e stranieri, che rinunciano alle cure o alle prestazioni mediche per problemi di reddito – ha detto Häusermann. – Con le nostre aziende siamo stati paladini della sostenibilità, consentendo al SSN di curare più persone a parità di risorse. Oggi è tempo di fare un gradino in più, aggiungendo alla sostenibilità la solidarietà. È per questo che nell’Assemblea pubblica di quest’anno abbiamo scelto di mettere assieme il tema della sostenibilità – declinato attraverso le nostre proposte sulla Governance farmaceutica – con il tema della solidarietà, espresso concretamente nel progetto delle “farmacie di strada”, che presentiamo in partnership con altri attori del sistema Salute”.

Una sfida che diventa slogan: “Il progresso vero – dice Hausermann – non lascia indietro nessuno”.
Neanche chi è talmente ai margini del sistema sociale da non essere incluso nei radar del Servizio sanitario pubblico. E’ su questi presupposti che sarà sperimentata per un anno, a Roma – a Tor Bella Monaca e al colonnato di San Pietro – la “farmacia di strada”, per la distribuzione di farmaci donati da privati e aziende. Un progetto che vede Assogenerici protagonista di una partnership con l’Istituto di Medicina solidale – Onlus attiva da 14 anni grazie all’attività di volontariato di un gruppo di medici universitari di Tor Vergata – il Banco farmaceutico, l’Ordine Nazionale dei Farmacisti (FOFI).

“L’obiettivo deve essere quello di limitare l’impatto di fattori socio–economici sullo stato di salute delle persone e sostenere il SSN, un modello unico, che troppo spesso diamo per scontato: in quest’ottica la scelta di equivalenti e biosimilari è una scelta etica”, ha proseguito Häusermann, fissando i paletti sul tema clou della Governance farmaceutica, oggetto di un Tavolo inaugurato al ministero della Salute dal quale dovrebbero scaturire anche proposte utili in vista della manovra.

Entro il 2023 andranno in scadenza di brevetto farmaci che determinano una spesa di 3,1 miliardi di euro l’anno; nel triennio 2018 – 2020, con l’arrivo dei farmaci equivalenti di diverse molecole in scadenza di brevetto, si raggiungeranno risparmi cumulati superiori a 800 milioni di euro. Mentre sul fronte dei biologici, tra il tra il 2018 e il 2022 perderanno la protezione brevettuale sette molecole (adalimumab, trastuzumab, bevacizumab, insulina lispro, ranibizumab, teriparatide, pegfilgrastim) che oggi vantano un mercato annuale di circa 1 miliardo di euro.

“La diminuzione della spesa farmaceutica documentata dai dati AIFA è stata ottenuta grazie al fatto che la maggior parte dei farmaci utilizzati ogni giorno a carico del SSN sono medicinali a brevetto scaduto. Ma per ottenere un mercato efficiente per questi prodotti servono scelte politiche adeguate, capaci di incoraggiare domanda e offerta: bisogna agire sia sui meccanismi della competizione – garantendo un rapido accesso al mercato – sia sulla comunicazione indirizzata a medici e pazienti”, ha sottolineato Häusermann elencando le nove richieste del comparto per il Tavolo della Governance.

1. compensazione trasversale tetti–fondi, mantenendo ogni avanzo nel capitolo della spesa farmaceutica;
2. revisione del pay back con criteri di equità e certezza (ripiani per quota di mercato impresa;
sfondamento innovativi e orfani a regole attuali);
3. reinvestire nella farmaceutica tutti i risparmi derivanti da equivalenti e biosimilari;
4. prevedere l’obbligo di riapertura della gara ospedaliera all’avvento del primo equivalente;
5. disegnare capitolati di gara che garantiscano prevedibilità e sostenibilità delle forniture
(anti–carenza);
6. rivedere il PHT, uniformando l’elenco dei farmaci in distribuzione diretta e per conto ed escludendo i farmaci fuori brevetto di normale utilizzo nell’assistenza territoriale;
7. eliminare il patent linkage;
8. semplificare le procedure autorizzative e negoziali dei farmaci equivalenti ;
9. sostenere l’adozione dell’SPC Waiwer, sia per l’export sia per lo stoccaggio, eliminando i paletti oggi previsti nella proposta della Commissione UE.

“Le nostre aziende vogliono continuare a svolgere il proprio ruolo di generatore di risorse svolto fino ad oggi. Perché ciò accada è necessario che il Tavolo per la riforma della governance farmaceutica insediato dalla Salute ascolti anche la voce del sistema produttivo, senza pregiudizi. Il nostro auspicio – ha concluso – è quello di poter avviare a quel Tavolo un aperto confronto su un Patto di stabilità pluriennale basato sull’individuazione e condivisione di politiche di acquisto pubblico sostenibili”.

 

Appuntamento

E' in programma a Roma il 18 settembre, all'auditorium del Museo dell'Ara Pacis, l'Assemblea Pubblica Assogenerici: sarà l'occasione per fare un bilancio del settore e lanciare un progetto di solidarietà sociale con altri partner del pianeta salute. I lavori iniziano alle ore 11:00.

AIFA

Via libera della Conferenza Stato-Regioni alla proposta di nomina, fatta dal Ministro Grillo, di Luca Li Bassi come nuovo Direttore Generale dell’AIFA, in sostituzione di Mario Melazzini.

Insieme al via libera per Luca Li Bassi, le Regioni hanno chiesto l’impegno del Governo di tener conto della proposta regionale per la nomina del Presidente dell’AIFA che a breve sarà comunicata dalla Conferenza.

È stato inoltre rivolto l’invito al Governo a completare in tempi rapidi la procedura di ricostituzione di CTS e CPR, già scadute.

Infine, la Conferenza ha evidenziato la necessità di procedere a una riforma complessiva della governance degli enti vigilati dal Ministero della Salute, ivi compresa l’AIFA.

Luca Li Bassi  Nato a Milano, ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano (1981-1987). Ha conseguito altresì un diploma post-laurea in Health Management, presso l’Università di Auckland (Nuova Zelanda) (1996-1997), e la laurea in Public Health presso l’Università di Otago (Nuova Zelanda) (1999-2001).


Ha 25 anni di esperienza in sanità pubblica e management sanitario. Ha ricoperto ruoli dirigenziali in Australasia, Europa e Africa, maturando esperienza sui seguenti temi: Finanziamento della sanità, programmazione strategica; Fornitura di servizi sanitari; Rafforzamento di sistemi sanitari, misurazione della performance e relativo miglioramento; Management del farmaco (policy, regolamentamenta zione, sussidi pubblici, gestione di appalti e forniture, impiego razionale dei farmaci); Economia sanitaria e farmaceutica; Interventi sulle dinamiche di mercato (volume, prezzo, effetto del mix); Regolamentazione del mercato, contrattazione e negoziazioni; Valutazione del rapporto costi -benefici e relativo miglioramento. 

Tematiche su cui Li Bassi ha una specifica esperienza sono HIV, tubercolosi, malaria, salute materna e infantile, promozione sanitaria, consulenza nel management farmaceutico.
Dal novembre 2014 a oggi, è stato a capo della “Health System Strengthening Section” del PACT (Programme of Action for Cancer Therapy) dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA).


Da giugno 2013 a ottobre 2014 è stato consulente indipendente in salute pubblica per:
• Elizabeth Glaser Pediatric AIDS Foundation dove si è occupato di HIV;
• Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo internazionale (USAID) - Abt Associates dove ha lavorato per realizzare riforme eque della sanità in Albania
• Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), gestione di appalti e forniture (Ginevra);
• Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna (IFRC), dove si è occupato di HIV (Ginevra;
• WHO, Stop TB Partnership, dove si è occupato di appalti e infezioni da HIV TB (Ginevra);
• France expertise internationale (FEI), dove ha lavorato su ha lavorato su progetti per il rafforzamento dei sistemi di paesi francofoni africani, Cambogia, Laos, Vietnam (Parigi).
Da agosto a novembre 2012 ha analizzato il settore farmaceutico in Ucraina ed elaborato un piano di apparti e forniture per la TB per conto del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).
Da gennaio 2005 a maggio 2013 è stato manager nel Pharmaceutical Managment Advisory Services Team del Fondo mondiale per la lotta all’HIV, Tubercolosi e Malaria2 (Ginevra). Nel Team è stato responsabile della spesa per i farmaci e presidi medici: la sua area di competenza era quella dell’accesso ai farmaci per HIV, tubercolosi e malaria nei paesi in via di sviluppo.

Summer School GIMBE

Si conclude oggi la  seconda edizione della “Summer School on… Metodologia dei Trial Clinici”, realizzata dalla Fondazione GIMBE nell’ambito del programma GIMBE4young (www.gimbe4young.it), con il sostegno non condizionante di Assogenerici. Obiettivo: preparare le nuove generazioni di ricercatori alle sfide che li attendono per migliorare qualità, etica, rilevanza e integrità della ricerca clinica.

«Nella gerarchia delle evidenze scientifiche – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – i trial clinici, in particolare quelli controllati e randomizzati, costituiscono lo standard di riferimento per valutare l’efficacia degli interventi sanitari. Tuttavia la loro qualità è spesso insoddisfacente, determinando inevitabilmente lo spreco di preziose risorse, oltre alla persistenza di numerose aree grigie».

La conferma giunge dalla comunità scientifica internazionale che, con la campagna Lancet REWARD (Reduce research Waste And Reward Diligence), punta a ridurre gli sprechi ed aumentare il value della ricerca biomedica: «Pazienti e professionisti – continua il presidente – vengono raramente coinvolti nella definizione delle priorità, per cui molti trial rispondono a quesiti di ricerca irrilevanti e/o misurano outcome di scarsa rilevanza clinica; senza contare il fatto che oltre la metà dei trial vengono pianificati senza alcun riferimento a evidenze già disponibili, generando inutili duplicazioni». Altri dati inquietanti giungono dagli studi più recenti: più del 50% dei trial pubblicati presentano rilevanti errori metodologici che ne invalidano i risultati; sino al 50% dei trial non vengono mai pubblicati e molti di quelli pubblicati tendono a sovrastimare i benefici e sottostimare i rischi degli interventi sanitari; oltre il 30% dei trial non riporta dettagliatamente le procedure con cui somministrare gli interventi studiati e spesso i risultati dello studio non vengono interpretati alla luce delle evidenze disponibili.

Enrique Häusermann - presidente di Assogenerici - sottolinea: «Per il secondo anno Assogenerici ha scelto di finanziare le borse di studio destinate a giovani medici e farmacisti per la partecipazione alla Summer Schoool GIMBE sulla metodologia dei trial clinici: riteniamo che questi corsi rappresentino, oltre ad una straordinaria opportunità di crescita personale per i giovani, anche un forte e prezioso aiuto per il Servizio Sanitario Nazionale che soffre di gravi problemi di sostenibilità».

«Le aziende di Assogenerici – prosegue Häusermann – non effettuano generalmente studi clinici di base sui farmaci innovativi ma avvertono la necessità di disporre in Italia di un gruppo di giovani esperti che possano dedicarsi ai trial clinici relativi alle bioequivalenze, studi che sono generalmente appannaggio di istituzioni estere. Per questo credo che la partnership con la Fondazione GIMBE serva a costruire anche una maggiore consapevolezza dei professionisti di domani sui temi della ricerca farmacologica, dell’acceso al farmaco e della corretta allocazione delle risorse”.».

Alla Summer School hanno partecipato 30 giovani studenti, medici e farmacisti selezionati con un bando nazionale fra più di 200 candidati, testimonianza indiretta del bisogno formativo sulla metodologia delle sperimentazioni cliniche.

«È per noi motivo di grande soddisfazione – conclude Cartabellotta – avere avuto la possibilità di trasferire a questi giovani le metodologie di pianificazione, conduzione, analisi e reporting dei trial clinici, e permettere loro di sviluppare 4 protocolli di studio: dalla identificazione dei gap di conoscenza, alla elaborazione del quesito di ricerca, alla definizione di tutti i requisiti elementi etici e metodologici richiesti dagli standard internazionali per i trial clinici».

 

INFERMIERI

Un tavolo di confronto urgente con le Regioni al ministero della Salute per contrastare una drammatica carenza di infermieri quotata in 50mila unità e capace di determinare un importante aumento della mortalità specie nelle Regioni più tartassate dai piani di rientro. A chiederlo è la FNOPI, Federazione nazionale delle professioni infermieristiche, il maggior Ordine italiano con suoi oltre 440mila iscritti, che ha chiesto ufficialmente un tavolo di confronto sulle carenze di personale infermieristico al ministro, per studiare come modificare la composizione del personale nel quadro di invarianza delle risorse.

Se ogni infermiere assistesse al massimo 6 pazienti - si legge in un comunicato della Federazione - sarebbero evitabili almeno 3.500 morti l’anno: secondo 
studi pubblicati su riviste internazionali (JAMA e British Medical Journal)  a un incremento del 10% di infermieri, corrisponde una diminuzione della mortalità del 7 per cento. In Italia invece ogni infermiere assiste invece in media 11 pazienti, nelle Regioni migliori scendono a 8-9, ma nelle regioni più tartassate dai piani di rientro salgono fino a 17-18 con un rischio di mortalità in più quindi che raggiunge in media il 30-35% circa.

Gli infermieri da sempre si prodigano per garantire la maggiore sicurezza possibile anche nelle attuali condizioni di carenza - prosegue la nota - ma la situazione è ormai intollerabile e richiede un intervento urgente a tutela dei cittadini.

Sono i dati internazionali a parlare: ogni volta che si assegna 1 assistito in più a un infermiere (il rapporto ottimale sarebbe 1:6) aumenta del 23% l’indice di burnout, del 7% la mortalità dei pazienti, del 7% il rischio che l’infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente va incontro.
Ipotizzando quindi che si riesca ad avere un rapporto di 1 infermiere per 6 pazienti e nello staff fosse presente almeno il 60% di infermieri, potrebbero essere evitate, appunto, 3.500 morti l’anno.
Secondo uno studio francese nelle Unità di terapia intensiva, sotto la soglia di 2 infermieri ogni 5 pazienti e di un medico ogni 14 pazienti (in sostanza qui il rapporto è di 5-6 infermieri per medico), si assiste a un aumento significativo del rischio di mortalità. E lo stesso studio ha dimostrato che in caso di aumento dei carichi di lavoro, con aumento del turnover dei letti o in caso di aumento delle manovre salvavita da parte del team di guardia, il rischio di mortalità aumenta di 5,6 e 5,9 volte rispettivamente.
E un recente studio inglese su pazienti post chirurgici andati incontro a complicanze trattabili ha rilevato che il rischio di morte da complicanza era inversamente correlato al numero di infermieri e medici per paziente.

A mancare nel nostro Paese - prosegue la nota - è soprattutto un serio ed equilibrato rapporto tra i professionisti che si realizzi attraverso lo sviluppo delle competenze:  Oms, Ocse e Comunità europea individuano come standard minimo il rapporto ottimale di almeno tre infermieri per medico mentre secondo elaborazioni del centro studi FNOPI sui dati dell'ultimo Conto annuale pubblicato dalla Ragioneria generale dello Stato che il Centro Studi FNOPI nelle aziende sanitarie italiane ne mancano oltre 50mila. 

C’è bisogno di più infermieri  – afferma la FNOPI - e, possibilmente, anche della giusta specialità per affiancare il medico specialista nell’assistenza del paziente. Attualmente, secondo la Federazione, il dibattito è attraversato da periodici allarmi di taglio “settoriale”: mancano medici negli ospedali, mancano infermieri, mancano medici di famiglia. L’assenza di ogni riferimento a orizzonti complessivi, come, ad esempio, i vincoli finanziari e reali che i diversi Ssr sperimentano e la necessità di operare delle scelte sul mix delle assunzioni (ogni assunzione ne preclude un’altra), comporta il prevalere di logiche incrementali basate sugli equilibri consolidati e sui rapporti di forza (capacità di interlocuzione e di interdizione) tra le diverse professioni e discipline.

Distrofia muscolare

Si celebra domani la quinta edizione della Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulla distrofia muscolare di Duchenne, promossa dalla World Duchenne Organization (nota in precedenza come United Parent Projects Muscular Dystrophy). In Italia è coordinata da Parent Project onlus e dal 2014 rappresenta un momento molto importante per la visibilità di questa patologia genetica rara. La Distrofia Muscolare di Duchenne è una rara malattia genetica degenerativa che impedisce la formazione della proteina distrofina, responsabile dell'integrità delle fibre muscolari. La conseguenza è un progressivo indebolimento della struttura muscolare che prima compromette le anche, il bacino, i muscoli e le spalle, e successivamente la muscolatura scheletrica fino a colpire i polmoni e il cuore.

Descritta per la prima volta nel 1860 dal neurologo francese Guillaume Benjamin Amand Duchenne, la distrofia muscolare di Duchenne non ha ancora una cura definitiva. La sua incidenza mondiale è di 3.600-6.000 nati vivi e la diagnosi precoce è cruciale per l'avvio della presa in carico che può ritardare in modo soddisfacente la progressione della malattia.

“La diagnosi precoce è fondamentale per poter avviare quanto prima la presa in carico del bambino, oggi più che mai vista anche la recentissima decisione da parte della Commissione Europea di estendere il trattamento di Translarna in Europa ai pazienti Duchenne con mutazioni non senso a partire dai 2 anni di età”, spiega Filippo Buccella, responsabile Ricerca e Clinical Network di Parent Project Onlus. “Non esiste ancora una cura definitiva per la Duchenne, ma l’applicazione di un approccio multidisciplinare, che comprende la fisioterapia, il trattamento con steroidi, l’assistenza respiratoria, la prevenzione cardiaca e la gestione psicosociale, ha permesso di migliorare le condizioni generali, tanto che nell’ultimo decennio l’aspettativa di vita è raddoppiata. La giornata di sensibilizzazione di quest’anno è proprio dedicata all’informazione sugli standard di trattamento per la Duchenne ”

AIFA

E quello del dottor Luca Li Bassi il nome che il ministro della Salute, Giulia Grillo, porterà al parere della Stato-Regioni convocata per giovedì 6 settembre, in vista della  nomina del Direttore Generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Una scelta,spiega la Grillo "operata in totale trasparenza di un esperto di livello internazionale, sganciato da vecchie logiche di appartenenza politica". "E' un primo segnale forte che io e il Governo intendiamo dare perché le nomine siano sempre più indipendenti. Mi prendo il merito di riportare in Italia un “cervello in fuga” ".

L'annuncio in una nota diffusa dalla Salute con cui si annuncia che  "a meno di due mesi dalla pubblicazione dell’avviso per la manifestazione di interesse per la carica del direttore generale di Aifa, si è concluso lo screening sui curricula degli esperti che hanno risposto alla richiesta" e si delinea il profilo del prescelto.

Off Patent

L'AIFA e le Regioni potranno accedere in maniera organica e tempestiva alle banche dati contenenti le date di scadenza dei brevetti farmaceutici e dei certificati di protezione complementare dei farmaci gestite dal ministero dello Sviluppo economico (MISE) e questo servirà ad agevolare l'aggiornamento periodico del Prontuario farmaceutico nazinale.

Lo rende noto un comunicato pubblicato sul sito della Salute, segnalando che è stata favorevolmente accolta la richiesta avanzata in tal senso al MISE dal parte del dicastero di Lungotevere Ripa.

"La richiesta - si legge nel comunicato - nasce dall'esigenza degli uffici tecnici dell'AIFA e delle Regioni di poter accedere a questi preziosi dati in maniera organica e tempestiva, come emerso al Tavolo tecnico sulla governance farmaceutica e sui dispositivi medici recentemente costituito presso il ministero della Salute. Una necessità, quella segnalata dal Tavolo, legata all’obiettivo di poter affrontare un periodico aggiornamento del Prontuario farmaceutico nazionale, in quanto i medicinali equivalenti, come noto, non possono essere classificati a carico del Servizio sanitario nazionale con decorrenza anteriore alla data di scadenza del brevetto o del certificato di protezione complementare. 

”È di tutta evidenza che la possibilità di poter finalmente acquisire in tempi rapidi i dati in questione – ha scritto il ministro della Salute, Giulia Grillo, al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio – assume un rilievo e un impatto strategico ai fini della classificazione dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale. Ringrazio per questo il Mise di aver colmato una storica lacuna informativa, consentendoci a questo punto di procedere con maggiori certezze e con il quadro preciso della situazione”.

Personale SSN

Aggravamento di pena per gli atti di violenza e anche le minacce nei confronti degli operatori sanitari nell’esercizio della loro attività. E costituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza di tutto il personale della Sanità. E' il succo del Ddl - presentato dal ministro della Salute, Giulia Grillo, e approvato ieri dal Consiglio dei Ministri - in cui si prevede un’integrazione dell’art. 61 del codice penale relativo alle circostanze aggravanti nei confronti di chi commette reati con violenza o minacce in danno degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni. 

Sui contenuti del Ddl - presentato dal ministro come "un primo passo fondamentale"; "un segnale forte per tutti i dipendenti del Ssn" - è intervenuto oggi l'ANAAO, il primo sindacato dei medici ospedalieri, ribadendo in un comunicato che le reiterate aggressioni verbali e fisiche a medici ed infermieri registrate negli ultimi mesi testimoniano "la rottura del patto di fiducia tra cittadini ed operatori sanitari, assunti a capro espiatorio di tutte le inefficienze e le disorganizzazioni indotte sulla sanità pubblica dai governi nazionali e regionali".

"Il DDl è certamente una prima risposta all’escalation di violenza cui abbiamo assistito in questi  mesi   - commenta il Segretario Nazionale, Carlo Palermo - ma c’è da chiedersi se sia sufficiente lavorare sul versante della deterrenza giuridica senza una forte campagna di comunicazione che porti i cittadini a riconoscere ai professionisti della sanità il ruolo civile e sociale che svolgono".

Per ANAAO, infatti, con gli episodi di violenza cui il Ddl vorrebbe mettere un freno si sta raccogliendo "il frutto amaro di 10 anni di de-finanziamento del SSN", tradottosi in quasi 40 miliardi di tagli lineari alle risorse professionali, strutturali, logistiche nelle singole Aziende sanitarie: 50mila unità di personale in meno  di cui circa 9mila medici dal 2009 a oggi, oltre 70mila posti letto in meno dal 2000, limitazioni sempre più pesanti all'acquisto di farmaci, protesi e device.

 

Per questo - secondo Palermo - "non basterà la militarizzazione delle corsie, se non vengono incrementate le risorse del Fondo sanitario nazionale, come previsto nel Contratto di Governo, per restituire alla sanità il maltolto e ricomporre la frattura creatasi con i cittadini".

Medicina Generale

Medici del territorio e farmacisti battezzati come binomio centrale per la gestione del farmaco a benerficio dei pazienti, con l'obiettivo di garantire appropriatezza prescrittiva, equità di accesso alle cure, introduzione tempestiva di farmaci innovativi e sostenibilità finanziaria della spesa farmaceutica pubblica da parte del SSN.

E' in questa cornice che si inquadra la revisione da parte di Aifa del Documento Programmatico Medici di Medicina Generale, redatto per la prima volta nel 2012 dal Tavolo “Valutazione dell’uso dei farmaci nelle cure primarie”. 

Elaborato dall’AIFA con il coinvolgimento del Gruppo di Lavoro composto dai Medici di Medicina Generale (MMG), Pediatri di libera scelta (PLS) e farmacisti il Nuovo Documento Programmatico 2018 sviluppa tre livelli di analisi, mettendo sotto la lente:

  1. i bisogni dei pazienti non ancora soddisfatti, totalmente o parzialmente, dall’attuale assistenza farmaceutica, anche con specifico riferimento al ruolo dei MMG, dei PLS e dei farmacisti nella gestione dei farmaci;
  2. i fattori che possono favorire l’uso appropriato, efficace, sicuro ed efficiente dei farmaci;
  3. il sistema di norme, di vincoli e/o di strumenti predisposti dall’AIFA che possano ottimizzare l’operato dei MMG, dei PLS e dei Farmacisti, in sinergia con le altre componenti assistenziali, al fine di garantire appropriatezza prescrittiva, equità di accesso ai farmaci, introduzione tempestiva di farmaci innovativi e sostenibilità finanziaria della spesa farmaceutica pubblica da parte del SSN.

"I MMG e i PLS  rappresentano il primo livello di assistenza sanitaria e sono responsabili dell’appropriatezza della scelta e dell’utilizzo efficiente della maggior parte dei farmaci. Essi, inoltre, avendo in carico la tutela complessiva della salute dei pazienti, gesticono anche le terapie farmacologiche prescritte dagli specialisti ambulatoriali e/o ospedalieri", sottolinea la nota pubblicata sul sito dell'Agenzia. 

E dal Documento emerge con chiarezza l’intenzione di incrementare il trasferimento delle conoscenze scientifiche nella pratica clinica dei MMG a fronte di un impegno da parte di questi ultimi a migliorare la loro capacità di attuare strategie razionali, etiche, economicamente sostenibili.

"Bene il documento - ha commentato il segretario nazionale Fimmg, Silvestro Scotti - ora aspettiamo fatti concreti. I medici di famiglia devono poter prescrivere farmaci che i pazienti possono attualmente ottenere solo dagli specialisti".

 

 

Vaccini

In Europa si sono registrati numerosi focolai di morbillo e finché la malattia non verrà debellata i reciproci contagi incrociati tra un Paese e l’altro saranno inevitabili. A ricordarlo, in un comunicato congiunto,  il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi e Duncan Selbie, Direttore di Public Health England che sottolineano come l’eradicazione del morbillo sia un obiettivo, fissato anche dall’OMS, da perseguire con forza sempre maggiore.

La malattia può causare complicanze gravi, incluse encefaliti, polmonite, insufficienza respiratoria e persino la morte, e la sua eliminazione è un obiettivo in tutte le regioni dell’OMS. Quella Europea ha adottato l’obiettivo di eliminazione della malattia entro il 2015, ma senza raggiungerlo. Secondo i dati dell’OMS nel 2017 sono stati documentati 22.373 casi e 35 morti nella regione europea. Focolai di morbillo sono attivi in diversi Paesi, tra cui Ucraina, Serbia, Russia, Albania, Italia, Francia, Grecia e Regno Unito, con un totale di 21.478 casi riportati da gennaio 2018 ad oggi. In Italia si sono verificati 5.400 casi nel 2017 e 1716 tra l’1 gennaio e il 31 maggio 2018. La maggior parte ha coinvolto giovani adulti, ma l’incidenza maggiore è stata vista nei bambini sotto l’anno di età. In totale otto morti legate al morbillo sono state accertate in Italia dal gennaio 2017 ad oggi. L’analisi genetica del virus ha confermato che in tutti questi casi erano coinvolti gli stessi ceppi appartenenti ai genotipi B3 e D8, gli stessi che attualmente circolano nel resto dell’Europa.

Sostenibilità

Corretto uso dei farmaci e riduzione degli sprechi, lotta alla contraffazione e tutela dei consumatori negli acquisti on line, trasparenza dei prezzi e diffusione dei farmaci generici/equivalenti:  è su queste principali direttrici che si indirizzeranno le "iniziative concrete di collaborazione tra le farmacie e i consumatori per dare attuazione ai principi della sostenibilità consumeristica”.

A prevederlo è il Protocollo d’intesa sulla Sostenibilità Consumeristica siglato oggi tra Federfarma e 11 associazioni: Adiconsum, Adoc, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Ui.Di.Con., Unione Nazionale Consumatori. 

Il documento promuove progetti di collaborazione tra consumatori e farmacie sulla base degli obiettivi di sostenibilità di Federfarma e di queli contenuti nel Manifesto per la Sostenibilità Consumeristica,  realizzato nell’ambito di Consumers’ Forum, associazione di cui sono soci tutti i firmatari del protocollo.  

GIMBE

Si scrive ticket ma si legge "giungla" o "tesoretto", a seconda che lo si guardi con gli occhi dei cittadini o delle Regioni.

A riesplorare con dati aggiornati (quelli del Rapporto nazionale appena pubblicato da Aifa) il fantastico mondo delle  compartecipazioni alla spesa sanitaria, che nel 2017 ha quotato un totale di 2,9 miliardi di euro, è un Report diffuso oggi dalla Fondazione GIMBE, che analizza in dettaglio composizione e differenze regionali. Analisi che lascia emergere appunto una vera e propria   “giungla", visto che le differenze regionali riguardano sia le prestazioni su cui vengono applicati (farmaci, prestazioni specialistiche, pronto soccorso, etc.), sia gli importi che i cittadini devono corrispondere, sia le regole per le esenzioni. 

«La compartecipazione alla spesa dei cittadini – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – introdotta come moderatore dei consumi si è progressivamente trasformata in un consistente capitolo di entrate per le Regioni, in un periodo caratterizzato dal definanziamento pubblico del SSN». Nel 2017 le Regioni hanno incassato per i ticket quasi € 2.900 milioni che corrispondono ad una quota pro-capite di € 47,6:  in particolare, € 1.549 milioni (€ 25,5 pro-capite) sono relativi ai farmaci e € 1.336,6 milioni (€ 22,1 pro-capite) alle prestazioni di specialistica ambulatoriale, incluse quelle di pronto soccorso.  L’entità della compartecipazione alla spesa nel periodo 2014-2017 si è mantenuto costante ma, se nel 2014 la spesa per farmaci e prestazioni specialistiche erano sovrapponibili, negli anni successivi si è ridotta la spesa per i ticket sulle prestazioni (-7,7%) ed è aumentata quella per i ticket sui farmaci (+7,9%).

Dalle analisi emergono notevoli differenze regionali sia rispetto all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche: in particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da € 97,7 in Valle d’Aosta a € 30,4 in Sardegna, per i farmaci varia da € 34,3 in Campania a € 15,6 in Friuli Venezia Giulia, mentre per le prestazioni specialistiche si va da € 66,2 della Valle d’Aosta a € 8,6 della Sicilia.

Un dato estremamente interessante – sottolinea in proposito Cartabellotta – emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e la quota differenziale sul prezzo di riferimento pagata dai cittadini che preferiscono il farmaco di marca rispetto all’equivalente: nel periodo 2013-2017, a fronte di una riduzione della quota fissa da € 558 milioni a € 498 milioni (-11%), la quota differenziale per acquistare il farmaco di marca è aumentata da € 878 milioni a € 1.050 milioni (+20%).

In dettaglio, dei € 1.549 milioni sborsati dai cittadini per il ticket sui farmaci, meno di un terzo sono relativi alla quota fissa per ricetta (€ 498,4 milioni pari a € 8,2 pro-capite), mentre i rimanenti € 1.049,6 milioni (€ 17,3 pro-capite) sono imputabili alla scarsa diffusione in Italia dei farmaci equivalenti come documentato dall’OCSE che ci colloca al penultimo posto su 27 paesi sia per valore, sia per volume del consumo degli equivalenti. Rispetto alla quota fissa per ricetta, non prevista da Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, il range varia da € 18,3 pro-capite della Valle d’Aosta a € 0,5 del Piemonte. La quota differenziale per la scelta del farmaco di marca oscilla invece da € 22,9 pro-capite del Lazio a € 10,5 della Provincia di Bolzano. Interessante rilevare che tutte le Regioni sopra la media nazionale sono del centro-sud: , oltre al già citato Lazio, Sicilia (€ 22,1 pro-capite), Calabria (€ 21,2) Basilicata (€ 21,2), Campania (€ 20,9), Puglia (€ 20,7), Molise (€ 20,3), Abruzzo(€ 19,5), Umbria (€ 19,5) e Marche (€ 18,2).

«Durante la scorsa legislatura non è stata effettuata la revisione dei criteri di compartecipazione alla spesa prevista dall’art. 8 del Patto per la Salute per evitare uno spostamento verso strutture private a causa di ticket troppo elevati per la specialistica – rimarca Cartabellotta. – Solo con la Legge di Bilancio 2018 sono stati stanziati 60 milioni di euro destinati ad avviare una seppur parziale riduzione del superticket per la specialistica ambulatoriale. Tuttavia, lo schema di decreto per il loro riparto non ha ancora acquisito l’intesa della Conferenza Stato-Regioni e, nel frattempo, Emilia Romagna, Lombardia e Abruzzo si sono mosse in autonomia per ridurre il superticket".

"Considerato che la revisione dei criteri di compartecipazione alla spesa – conclude – rappresenta una priorità per il nuovo Esecutivo, le nostre analisi dimostrano che le eterogeneità regionali e quelle relative alla tipologia di ticket (farmaci vs prestazioni) richiedono azioni differenti. Innanzitutto, è indispensabile uniformare a livello nazionale i criteri per la compartecipazione alla spesa e le regole per definire le esenzioni; in secondo luogo, anche al fine di ridurre le “fughe” verso il privato per le prestazioni specialistiche, occorre pervenire ad un definitivo superamento del superticket; infine, sono indispensabili azioni concrete per aumentare l’utilizzo dei farmaci equivalenti, visto che la preferenza per i farmaci brand oggi “pesa” per oltre 1/3 della cifra totale sborsata dai cittadini per i ticket e per più di 2/3 della compartecipazione per i farmaci".

 

 

AIFA

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha lanciato l’invito a partecipare a una manifestazione di interesse a ricoprire l’incarico di direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) (www.salute.gov.it)

Ad annunciarlo un comunicato stampa del dicastero che ricorda i requisiti previsti per le candidatute, quelli coè indicati dal Decreto 20 settembre 2004, n. 245 (Regolamento recante norme sull'organizzazione ed il funzionamento dell'Agenzia Italiana del Farmaco, a norma dell'articolo 48, comma 13, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito nella legge 24 novembre 2003, n. 326): "Gli interessati all’incarico dovranno essere in possesso di una laurea specialistica nonché di una qualificata e documentata competenza ed esperienza sia tecnico-scientifica nel settore dei farmaci, sia in materia gestionale e manageriale"

Strettissimi i tempi per gli aspiranti DG che dovranno manifestarsi entro il 23 luglio inviando all'indirizzo di posta certificata della salute una documentazione che - non trattandosi di concorso pubblico - risulta tutto sommato scarna: curriculum vitae, lettera motivazionale, dichiarazione di assenza di potenziali conflitti d’interesse, copia conforme di un documento d’identità in corso di validità.

“Il settore farmaceutico è uno snodo fondamentale del sistema sanitario pubblico. E a maggior ragione tanto più cruciale è il ruolo che svolge l’Aifa, data anche la rilevanza, circa 31 miliardi di euro, della spesa di settore che l’Agenzia del farmaco presidia - afferma nel comunicato il ministro Giulia Grillo. - La massima trasparenza delle procedure e la qualità delle nomine sono un tratto distintivo di questo Governo, che io intendo applicare sempre e in pieno per quanto di mia competenza. A tutela dei cittadini e della garanzia di tenuta anche finanziaria del Servizio sanitario nazionale”.

Come previsto dalla legge istitutiva dell'Aifa (L. n.326 del 2003), una volta ricevute le candidature la nomina del nuovo DG destinato a sostituire Mario Melazzini alla guida dell'Agenzia italiana del farmaco sarà competenza del ministro della Salute, sentita la Conferenza Stato-Regioni.

Specialisti

Contano oltre 60mila iscritti e rappresentano l'intero mondo medico-chirurgico le 15 società scientifiche firmatarie di un Patto per il rilancio del Ssn in cui si impegnano in un’azione comune di condivisione democratica e trasparente delle informazioni e della conoscenza a fronte dei profondi cambiamenti della società italiana, anche in ambito sanitario, e delle crescenti domande di salute e sostenibilità del Ssn.

L'iniziativa - si legge in un comunicato -  nasce non solo per dare rappresentanza e tutela in un periodo di forte crisi delle professioni mediche specialistiche nell’ambito della formazione e dell’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche e soprattutto per essere punto di riferimento per le istituzioni nella crescita della medicina e della ricerca scientifica e clinica al servizio della persona e nel processo di controllo della sicurezza delle cure e monitoraggio del rischio sanitario.

Protagoniste dell'iniziativa  Acoi, Adoi, Anmco, Aogoi, Aooi, Crei, Sicpre, Sigo, Simit, Sin, Siot, Sirm, Sip, Siu e Siud che hanno inoltre chiesto un incontro al Ministro della Salute giulia Grillo, per avviare un confronto costruttivo volto a facilitare interventi migliorativi per quanto riguarda l’iscrizione delle società scientifiche nell’apposito elenco, la produzione delle linee guida, la revisione dei Drg e del tariffario, l’accreditamento delle strutture e dei professionisti per la qualità e  sicurezza delle cure, la clinical competence e i relativi percorsi formativi, il calcolo dei fabbisogni di personale, la programmazione e organizzazione della formazione post-laurea, il risk management in sanità, la prevenzione e la gestione del contenzioso e degli aspetti assicurativi.  

Innovatività

Bene le porte  aperte alle malattie rare, alla qualità di vita del paziente, alla trasparenza e aggiornabilità delle scelte regolatorie, ma si può fare di più sulle tempistiche e sul dialogo con società scientifiche e cittadini. Questo in estrema sintesi il giudizio - sostanzialmente positivo – contenuto nel Position Statement frutto dell’analisi civica di Cittadinanzattiva sulla Determina AIFA n. 1535/2017, quella cioè che definisce criteri e procedure per l’attribuzione del requisito di innovatività di un farmaco.

Il documento - elaborato dopo il confronto con rappresentanti di Istituzioni,   Società scientifiche, professionisti sanitari e  associazioni di pazienti e del mondo accademico tra cui figurano  Ail, Aiom, Asbi, Cipomo, Famiglie Sma, Fondazione Gimbe, Lila, Sif, Sifo, Sin, Walce - attribuisce alla Determina un duplice merito:  da una parte  definisce cosa sia veramente innovativo e quindi meritorio di un accesso facilitato a queste cure per i cittadini, dall’altra consente di poter garantire l’acquisto attraverso fondi dedicati.

Per effetto della Determina - sottolinea una nota di Cittadinanzattiva -  quando un farmaco ottiene il riconoscimento dell’innovatività piena, lo mantiene per 36 mesi; ha dei benefici economici accedendo a uno dei due fondi nazionali di 500 milioni di euro ciascuno (per farmaci innovativi oncologici e non oncologici); ha l’inserimento diretto nei Prontuari Terapeutici Regionali, superando così passaggi burocratici che oggi rallentano l’accesso alle terapie.

“Questa Determina va nella direzione giusta – commenta Tonino Aceti Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva  - ma tutto questo potrebbe non bastare per garantire accesso equo e tempestivo da parte dei pazienti ai farmaci innovativi. Infatti nel 2017, stando all’ultimo monitoraggio della spesa farmaceutica dell’AIFA, sembrerebbero  non essere stati utilizzati quasi 450 milioni di euro dei fondi per i farmaci innovativi non oncologici e oncologici. Crediamo sia urgente fare luce subito sulle cause di questo avanzo di spesa e domandarci tutti se avremmo potuto garantire a qualche persona malata in più il diritto di accesso all’innovazione”.

Tra gli aspetti positivi sottolineati dal Position Statement spicca il fatto che la Determina:

- mette in risalto il tema delle malattie rare, dando la possibilità di attribuire il carattere di innovatività a un farmaco, anche sulla base di prove di qualità “Bassa”;

- inserisce la qualità di vita tra gli aspetti che servono a definire il valore terapeutico aggiunto di un farmaco, attribuendo un valore importante al benessere della persona anche dal punto di vista psico-sociale;

- prevede la trasparenza, attraverso la possibilità di accedere ai pareri e alle motivazioni della CTS rispetto alle richieste di innovatività avanzate;

- prevede la possibilità che la stessa Determina possa essere oggetto di integrazioni, aggiornamenti e modifiche.

Tra gli spazi di miglioramento figurano invece la necessità di:

- prevedere forme di coinvolgimento delle Associazioni di cittadini-pazienti e delle Società Scientifiche nella procedura di valutazione e rivalutazione dell’innovatività del farmaco. Organizzazioni civiche e Società scientifiche sono portatrici di esperienze uniche derivanti dall’utilizzo delle terapie, rispettivamente per curarsi e per curare.  Per quanto riguarda le Associazioni di cittadini e pazienti il loro contributo potrebbe essere anche particolarmente utile per il parametro di valutazione “qualità di vita”;

- prevedere la possibilità che le Organizzazioni di cittadini-pazienti e le società scientifiche possano attivare la procedura di valutazione e rivalutazione dell’innovatività del farmaco;

- esplicitare la tempistica dell’iter di valutazione del farmaco dalla sua attivazione alla sua conclusione;

- esplicitare la tempistica e la modalità dell’iter di rivalutazione del farmaco;

 

- esplicitare la periodicità dell’attività di aggiornamento delle Determina AIFA, prevedendo il coinvolgimento delle Organizzazioni di cittadini-pazienti e delle Società scientifiche.

 

ANAAO ASSOMED
Carlo Palermo è il nuovo Segretario Nazionale Anaao Assomed eletto dal 24° Congresso che si è concluso oggi a Roma. Rimarrà in carica fino al 2022. Calabrese di origine, ma Toscano di adozione, il sessantaseienne Palermo è Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Specialistica della USL Toscana Sud-Est.
 
“Il cambio della guardia ai vertici dell’Associazione – assicura Palermo - non modificherà la linea e la strategia politico-sindacale che ha visto da sempre l’Anaao Assomed impegnata nella difesa del servizio sanitario pubblico e dei diritti dei medici dipendenti, valori oggi seriamente messi in discussione dalle conseguenze di decenni di tagli e penalizzazioni”.
 
Il suo programma è racchiuso in alcune parole d’ordine in cui si concentra l’attività futura dell’Associazione: contratto subito, valorizzazione del lavoro dei medici e dirigenti sanitari con particolare attenzione alle politiche di genere, giovani, lotta al precariato, cambio di paradigma del sistema formativo.
 
"E’ un progetto ambizioso – sottolinea il neo Segretario Nazionale Anaao – che però non ci scoraggia e che speriamo di poter sottoporre in tempi brevi all’attenzione del Ministro della salute che ci auguriamo voglia rispondere ai richiami delle professioni e dei cittadini ad una maggiore attenzione allo spazio dei diritti che non possono essere cancellati dalle ragioni dell’economia, vere o presunte".
 
"Ripartiremo dal lavoro e dai diritti – conclude Palermo - per reclamare un diverso valore, anche salariale, come contropartita di un cambiamento, diverse collocazioni giuridiche e diversi modelli organizzativi che riportino i medici e i dirigenti sanitari, e non chi governa il sistema, a decidere sulle necessità del malato".
 
 
Demenze
È il Parlamento Europeo la sede scelta da Alzheimer Europe -  l’organizzazione che riunisce 40 Associazioni Alzheimer nel nostro continente, tra cui Federazione Alzheimer Italia - per presentare il nuovo “European Carers’ Report 2018”, il Rapporto che evidenzia quali siano in Europa, dal punto di vista dei familiari e dei carer, i maggiori ostacoli a una diagnosi tempestiva delle persone con demenza.
 
Il Rapporto è stato redatto da Bob Woods - professore di Psicologia Clinica presso l’Università di Bangor (Galles, Regno Unito) e direttore del Dementia Services Development Centre Wales - sulla base dei sondaggi effettuati nel 2017 dai 5 Paesi che hanno raccolto l’esperienza di carer e familiari di persone con demenza nei loro territori (Italia, Scozia, Olanda, Repubblica Ceca e Finlandia). Nel complesso sono stati 1.409 i familiari, di cui 339 italiani.
 
I dati più significativi riguardano la tempistica nell’individuazione della diagnosi e la sua comunicazione al malato.
Dall'analisi emerge che tra i principali ostacoli alla diagnosi precoce, i familiari segnalano un ritardo significativo nell’individuazione della diagnosi stessa: in media passano 2,1 anni per ricevere la diagnosi corretta, cifra che migliora leggermente in Italia con 1,6 anni. A questo dato si aggiunge il 25% dei malati a cui viene diagnosticata inizialmente un’altra condizione medica, percentuale che sale per gli italiani al 31,9%.
Una volta poi stabilita la diagnosi corretta, si è registrato tra i malati un 53% di demenza lieve, 36% moderata, 4% grave; quasi la metà dei familiari (47% nel complesso e ben il 52,1% in Italia) credono che il tasso di diagnosi sarebbe risultato migliore se valutato più tempestivamente.
Significative differenze sono presenti tra i Paesi europei nella comunicazione della diagnosi alla persona con demenza: se il 59,3% dei carer italiani dichiara che la persona non è stata informata della malattia, la percentuale scende al 23,2% in Repubblica Ceca, all’8,2% nei Paesi Bassi, al 4,4% in Scozia e all’1,1% in Finlandia.
 
Questo “primato” italiano viene commentato da Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia: “Una diagnosi tempestiva insieme al coinvolgimento del malato nelle decisioni che lo riguardano e all’ascolto delle sue esigenze sono fondamentali per combattere l’esclusione sociale e lo stigma, per assicurare dignità e migliorare la qualità di vita dell’intera famiglia coinvolta”.
 
Infine, il supporto post-diagnostico rimane un problema che accomuna tutti gli Stati: nel complesso la metà dei familiari richiede informazioni su come affrontare e convivere con la demenza e sui servizi disponibili sul territorio. In Italia si registra la maggiore insoddisfazione sulle informazioni ricevute.
 
Dalla ricerca emerge un preciso profilo del carer: in Italia nella maggior parte dei casi si tratta del figlio della persona malata (64,8%; solo nei Paesi Passi sono di più i mariti/mogli con un 53,7%) e di sesso femminile (80,3%). Anche negli altri quattro Stati europei considerati le donne carer corrispondono alla maggioranza (82,8%).
In Italia anche le persone con demenza - che nel complesso si stimano in 1.241.000 - sono nella maggior parte dei casi donne (73,9%), tra i 75 e gli 84 anni (49,1%), e quasi la metà di loro vivono in casa con i loro familiari (46,4%) o con altri carer (28,7%), mentre sono pochi coloro che alloggiano presso residenze assistenziali (12,1%)
Regolatorio

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha attivato le procedure per il ri­­­nnovo di due fondamentali organismi dell’AIFA (Agenzia italiana del farmaco), entrambi in scadenza il prossimo 6 agosto: la Commissione tecnico-scientifica (CTS)  e il Comitato prezzi e rimborso (CPR).

Con due distinte lettere inviate al ministero dell’Economia e alle Regioni, viene chiesta l’indicazione dei componenti loro spettanti. Ciascun organismo è composto da 10 membri: uno designato dall’Economia, quattro dalla Conferenza Stato-Regioni, mentre il ministero della Salute designa 3 membri per ciascun organismo, uno dei quali con funzione di presidente.  Sono inoltre componenti di diritto, il direttore generale dell’Aifa e il presidente dell’Iss (Istituto superiore di sanità).

I componenti non di diritto  della Commissione consultiva tecnico-scientifica devono avere comprovata e documentata competenza tecnico-scientifica di almeno 5 anni nel settore della valutazione dei farmaci e sono rinnovabili consecutivamente per una sola volta, quelli del Comitato prezzi e rimborso sono scelti tra persone di comprovata professionalità ed esperienza di almeno 5 anni nel settore della metodologia di determinazione dei prezzi dei farmaci, di economia sanitaria e farmaco-economia, nonché di organizzazione sanitaria e di diritto sanitario.

I componenti non di diritto delle due commissioni duramno in carica tre anni, rinnovabili consecutivamente una sola voltauna sola volta: degli attuali componenti solo Antonio Addis (CTS) non potrà essere rinnovato.

Infezioni opportunistiche

Vecchi antibiotici sempre meno efficaci, scarsa innovazione dalla ricerca e batteri sempre più "furbi", che continano a stupire  per la loro ingegnosità e incredibile capacità di adattamento e resilienza. Ad aprire il sipario sul momento cruciale della lotta a infezioni batteriche e fungine caratterizzato dalla crisi profonda dell'era atibiotica è il sesto Simposio Di.T.I.O. (Diagnostica e terapia delle infezioni opportunistiche), che riunisce per due giorni  a Genova i maggiori esperti nel campo dell’infettivologia italiana

Numerosi e complessi i temi sotto la lente:  «Nelle due giornate di lavori verrà dato ampio spazio ad alcune tematiche di grande rilievo – dichiara Claudio Viscoli, Direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino-Università di Genova, Presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA) e Coordinatore del Simposio Di.T.I.O. – la gestione del paziente immunodepresso, che può essere colpito da importanti infezioni, in particolare il paziente trapiantato, il paziente con malattie ematologiche, quello in trattamento con farmaci biologici e il paziente affetto da cirrosi; secondo tema, per il quale non si deve mai abbassare la guardia, l’importanza delle vaccinazioni; e, considerata anche la recrudescenza di malattie batteriche invasive che si è registrata in alcune Regioni italiane, ci soffermeremo sulla meningite. Si discuterà ampiamente anche di quello che ci attende nei prossimi cinque anni rispetto agli antibiotici e agli antifungini, che hanno vissuto un boom dal 2000 al 2010 e ora stagnano. Nel complesso però qualcosa si sta muovendo, i reiterati allarmi della comunità scientifica sulla annosa mancanza di antibiotici innovativi e sul fenomeno delle resistenze e gli incentivi economici hanno avuto l’effetto di stimolare le piccole industrie ad investire in ricerca e sviluppo di nuove molecole».

I circa 200 infettivologi attesi al Simposio Di.T.I.O. discuteranno anche di gestione e terapia delle infezioni “difficili”, come osteomieliti, endocarditi e spondilodisciti; altri argomenti d’attualità che verranno affrontati sono il ruolo dell’infettivologo nella gestione della fibrosi cistica e il punto sulle infezioni fungine. Due infine le sessioni dedicate alle resistenze antimicrobiche, ai batteri Gram negativi e Gram positivi, con una rassegna di quanto accaduto negli ultimi 5 anni e delle future prospettive.